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Il 3 luglio 2025 il Senato ha approvato una legge che modifica le regole su come sono costruite le giunte (team di assessori che governano) e i consigli regionali in Italia. Le novità principali riguardano tre aree.
Numero di assessori: le regioni potranno avere fino a due assessori in più rispetto a prima, sia quelle piccole (fino a un milione di abitanti) che quelle medie (fino a due milioni). Il presidente della giunta continuerà a essere contato come consigliere regionale per il calcolo del totale. Questo significa più persone nel team di governo, ma senza che aumentino i costi complessivi per lo Stato.
Stabilità dei consiglieri: se la popolazione di una regione cala fino al 5%, il numero dei consiglieri regionali rimane uguale a prima. È una protezione per le aree che perdono abitanti.
Liste elettorali più facili: i partiti nazionali (quelli che hanno già un gruppo al Parlamento italiano) non dovranno raccogliere firme dagli elettori per candidarsi alle elezioni regionali. Questo semplifica la procedura solo per le forze politiche già rappresentate in Parlamento, non per i movimenti locali o i piccoli partiti.
Un articolo rimuove anche una norma vecchia sulla incompatibilità dei politici (articolo 7 del decreto del 2013).
La norma dà più flessibilità alle regioni: potranno scegliere di avere team di governo più numerosi se lo ritengono utile, per esempio affidando più responsabilità a più assessori. Per le liste dei grandi partiti nazionali, scaricare dalla burocrazia di raccolta firme potrebbe accelerare i tempi di candidatura. La protezione per regioni con calo demografico evita di far perdere rappresentanza ai consiglieri quando la popolazione scende leggermente.
L'aumento del numero di assessori potrebbe allargare la spesa per stipendi e staff, sebbene la legge dica che le regioni devono finanziarlo con i soldi già previsti (senza chiedere fondi extra). Questo può mettere pressione sui bilanci regionali. L'esenzione dalle firme per i partiti parlamentari crea un vantaggio ingiusto rispetto a liste locali e piccoli partiti, che devono ancora raccogliere firme: indebolisce la democrazia dal basso. Chi vuol candidarsi con movimenti locali trova più ostacoli di chi appartiene a partiti già seduti in Parlamento. Questo potrebbe scoraggiare nuove forze politiche e ridurre il pluralismo genuino nelle campagne regionali.