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Il Senato ha approvato il 5 marzo 2026 una legge che consente a chi occupa terreni pubblici lungo la costa di Praia a Mare (Calabria) di comprarli dallo Stato. Si tratta di una modifica a una norma del 1983 che riguarda il demanio marittimo, cioè i terreni sulla spiaggia e in riva al mare che appartengono pubblicamente a tutti gli italiani.
La legge permette di vendere questi terreni pubblici ai singoli occupanti e a chi ha delle concessioni, a patto che abbiano già costruito edifici stabili entro il 1° dicembre 1981. La vendita avviene "a trattativa privata", il che significa senza gara pubblica: negoziazione diretta tra il Comune e i proprietari attuali. Un altro aspetto importante: la legge semplifica enormemente i documenti necessari per completare il trasferimento di proprietà, eliminando molti controlli burocratici.
Inoltre, viene ridotto il periodo di concessione da venti a soli cinque anni, rendendo più rapida la privatizzazione. La procedura può retroagire anche per atti già stipulati prima dell'entrata in vigore della legge, basta una conferma successiva.
Chi occupa questi terreni pubblici ottiene finalmente la proprietà, risolvendo decenni di incertezza legale. Questo potrebbe portare stabilità a chi vive su questi spazi e ha investito risorse. Dal punto di vista amministrativo, la legge evita nuovi oneri per lo Stato: tutto avviene con le risorse già disponibili.
La legge rappresenta una sanatoria di fatto: trasforma occupazioni illegittime in proprietà privata. Questo significa che chi ha occupato senza permesso terreni che appartengono a tutti gli italiani finisce per averne la proprietà individuale. È come se si regolarizzassero abusi edilizi trasferendo al privato ciò che è pubblico.
La riduzione da venti a cinque anni crea fretta nella procedura, rischiando di non permettere adeguati controlli sulla conformità urbanistica. La semplificazione burocratica, sebbene renda tutto più veloce, elimina verifiche che potrebbero proteggere l'interesse pubblico e l'ambiente costiero.
Praia a Mare è un'area marina protetta. Trasferire terreni demaniali marittimi ai privati riduce il controllo pubblico sulla costa e potrebbe influenzare future scelte di pianificazione territoriale e tutela ambientale.
Ci guadagnano gli attuali occupanti, che ottengono proprietà a prezzi probabilmente vantaggiosi, negoziati bilateralmente senza trasparenza. Perde il pubblico, che cede patrimonio comune senza ricavare il valore di mercato reale attraverso una gara. Perdono anche i cittadini che non hanno occupato questi terreni: la risorsa costiera passa da bene collettivo a proprietà privata.
Questa legge rispecchia una pratica italiana ricorrente: regolarizzare ex post gli abusi per evitare conflitti sociali. È tecnicamente uno strumento di pacificazione, ma di fatto trasforma il diritto pubblico in vantaggio privato.