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In breve:
La legge approvata a marzo 2026 apre il patrimonio culturale pubblico (musei, biblioteche, siti archeologici) alla gestione di cittadini, associazioni e imprese private attraverso tre strumenti: un'Anagrafe digitale completa dei beni, un Albo digitale dove i privati possono candidarsi, e il piano "Italia in scena" per valorizzare borghi e piccoli comuni. Aumenta anche la soglia di esportazione per opere d'arte da 13.500 a 50.000 euro. Il potenziale beneficio è decentralizzare la cultura e salvare beni abbandonati; i rischi sono la privatizzazione soft del patrimonio, disparità territoriali e conflitti d'interesse. Tutto dipende dai decreti attuativi e dal controllo del Ministero.